BIOFONIA


Biofonia - lo yoga della musica - la via di guarigione del suono

di Paolo Avanzo, Ed. Alba Magica, Milano, 2002.


In questa pagina:


- “La musica è piacere, è magia, è fonte di guarigione” 

“Origini, funzioni e qualità curative della musica”

 “Voce/suono/energia trascendente”


testi tratti da 


Biofonia, Lo Yoga della Musica 

Autore:    Paolo Avanzo       

Edizioni Alba Magica, Mi 2002

270 pagine

ALBAMAGICA@iol.it



La musica è piacere, è magia, è fonte di guarigione


Ad un grande maestro della musica classica indiana, Pandit Shivnath Mishra, venne chiesto quale fosse la funzione della musica. Egli rispose che essa serve a raggiungere la pace e lo stato di meditazione, a rendere fresca e luminosa la mente, ed a connettersi con il Divino. Gli venne posta l’obiezione che non sempre tutto ciò è possibile, in quanto spesso si è in balìa di emozioni disarmoniche, di agitazione mentale, di "bad moods", e che tutto questo impedisce il raggiungimento dell’armonia. La risposta fu che è precisamente attraverso la musica che si possono sciogliere queste disarmonie, prima di raggiungere la pace, aggiungendo che la musica indiana nacque proprio come strumento per agire sulle emozioni, per "guarire" le disarmonie della mente, come primo passo verso l’espansione degli stati di coscienza. Egli concluse: "non mi aspetto certo di essere in perfetta armonia prima di suonare, ma mi aspetto di esserlo durante e dopo l’esecuzione. I riflessi di quest’armonia si estendono alla mia vita."


La musica è piacere: si avverte la sottile felicità data dalla sua azione di scioglimento delle inibizioni che trattengono il fluire delle emozioni, liberando anche il muoversi del corpo.


La musica è la magia sinestesica che permette di scoprire in sè altre dimensioni, grazie all’alchimia prodotta dai suoni sulle energie interne all’uomo. Essa richiama l’armonia dell’universo, permette di ricordarsi che questa armonia esiste, e che, anzi, è lo stato naturale dell’essere umano.


La musica è guarigione per la sua azione armonizzante sulla psiche. Non è e non si tratterà mai di una "pillola", di una "cosa" che agisce in vece nostra e che ci permette di conservare la nostra beata inconsapevolezza, ma di un’energia in grado di condurci attraverso processi di scioglimento psicofisico, comprensione intuitiva, liberazione. Non è una pillola, grazie a Dio, ma beato il tempo in cui si farà tesoro del detto popolare: "canta che ti passa". Da qualche tempo la musica di guarigione sta riguadagnando il suo spazio anche in occidente, attraverso la riscoperta dei suoni musicali come rimedio al disagio, là dove la parola non può arrivare, dove non bastano il linguaggio razionale o l’approccio psicologico per raggiungere la profondità delle emozioni e dell’essere nel suo insieme. Ma la musica non è soltanto un rimedio al disagio, e la sua forza è data dal collegamento ancestrale con la nostra essenza, con quell’energia creativa ed evolutiva che, magari addormentata, è presente in ogni essere umano e lo spinge alla realizzazione. Per queste ragioni, cioè per l’efficacia sul piano del rilascio e dell’elaborazione emozionale e dell’attivazione della forza attualizzante, la musica si presta come strumento molto importante nell’ambito della relazione di Counseling (Biofonia già viene applicata nell’ambito del Counseling Evolutivo). Utilizzando un’antica immagine orientale, i disagi della mente sono soltanto un filtro di nubi che copre e rabbuia il nostro cielo, e la musica è il raggio luminoso in grado di squarciarle, per riscoprire il sole al di sopra, che non smette mai di diffondere la sua luce ed il suo calore, anche quando non lo riusciamo a percepire. E’ questo il vero potere dell’energia musicale: la capacità di evocare l’armonia originale dell’essere, percepibile attraverso l’udito e gli altri sensi, fino a trascenderli ed a creare il contatto con il "sesto senso". Quest’armonia sinestesica che il linguaggio indiano spiega con il potere del suono di evocare la vibrazione della Coscienza, di creare la connessione con l’essenza, ci induce a ritenere che la musica può essere "anche" terapia, ma che non si tratta "soltanto" di un rimedio, poichè, al di là della guarigione, essa può fornire anche ali per espandere i propri stati di Coscienza fino al contatto con lo spirito. "Biofonia" vuole esprimere proprio questo concetto dell’utilizzo della musica a fini di armonizzazione, guarigione, elevazione: quindi l’obiettivo ultimo non è tanto la guarigione da un sintomo di disagio emotivo, bensì elevare la frequenza vibratoria dell’essere umano per avvicinarla alla vibrazione essenziale della Coscienza.



Origini, funzioni e qualità curative della musica


La musica non nacque destinata alle sale da concerto, ma come una forma di energia estremamente intensa e poderosa, che l’uomo gradualmente scopriva ed utilizzava in misura crescente, di pari passo alla crescita della sua sensibilità e della consapevolezza dei suoi bisogni.Come afferma Roberto Assagioli, psicoterapeuta, fondatore della Psicosintesi, "nelle antiche civiltà era noto che la musica possiede proprietà curative ed a tale scopo veniva deliberatamente usata" .


Tracce e testimonianze in questo senso se ne possono trovare in abbondanza, presso gli indiani d’America, nel Kalevala, poema epico finlandese, nella stessa Bibbia, presso le culture indiana, cinese, greca, medio-orientale, e molte altre.


Di particolare interesse l’approccio di Pitagora, che, come narra Porfirio:


"...basò l’educazione musicale anzitutto su certe melodie e ritmi che esercitavano un influsso sanatore e purificatore sulle azioni e le passioni umane e restituivano l’armonia primitiva delle facoltà dell’anima. Egli applicava gli stessi metodi di cura sia alle malattie del corpo che a quelle della mente...Quando la sera i suoi discepoli stavano per ritirarsi, li liberava dalle perturbazioni e dalle agitazioni della giornata calmandone le menti instabili e conciliando loro sonni tranquilli, apportatori di sogni di buon augurio ed anche profetici, ed allorchè si alzavano al mattino li liberava dalla sonnolenza per mezzo di speciali canti e melodie." (Porfirio, De Vita Pitagorae)

 L’attribuzione a certi modi, melodie e ritmi, di proprietà specifiche in grado di influire su determinate situazioni dell’animo umano è tipicamente orientale e trova la sua massima espressione nel sistema indiano, tra i più antichi e complessi, che, basandosi proprio su questi principi, ha fatto della ricerca delle corrispondenze tra suoni e moti dell’anima la propria bandiera. L’affinità che emerge dal brano riportato con tale modello potrebbe derivare dal fatto che Pitagora ed altri esponenti della classicità ellenistica, avrebbero avuto contatti importanti con la cultura indiana dell’epoca, ed in particolare con alcune università che allora erano all’avanguardia nelle arti e nella filosofia ed avrebbero proiettato la propria influenza su determinati settori della cultura greca. Secondo il ricercatore John Lee, Pitagora sarebbe stato in India presso l’Università di Nalanda e lì avrebbe compreso la divisione dell’ottava e le relazioni fra le note. "Una terapia musicale scientifica, - e particolarmente le sue applicazioni individuali, ossia quelle miranti a curare specifici disturbi in casi particolari - dovrebbe essere fondata su di una esatta conoscenza degli elementi di cui la musica si compone e dell’effetto che ciascuno di essi produce, tanto sulle funzioni fisiologiche quanto sulle condizioni psicologiche."


Il canto Gregoriano sarebbe stato a sua volta originato ed influenzato dall’eredità degli antichi modi greci ed indirettamente dai Raga indiani, che del resto sparsero la propria influenza su aree molto vaste del mondo antico. Il canto Gregoriano è un canto sacro monodico di area cristiana, praticato sin dal medioevo in contesti monastici e finalizzato a favorire la trascendenza e l’attivazione della sacralità interiore. Anche se solo di recente è stato preso in considerazione in un’ottica musicoterapeutica, riteniamo che le sue proprietà in questo senso siano notevoli, così come è il caso di altri sistemi di antica tradizione, basati su strutture modali. Si narra il caso di un convento in cui i monaci ebbero notevoli scompensi psico-fisici dopo l’abolizione delle pratiche di canto Gregoriano dal loro programma giornaliero, viste soltanto come un orpello antiquato di dubbia utilità dalle autorità ecclesiastiche, sull’onda del rinnovamento dettato dal Concilio Vaticano II. Si tentarono vari interventi sia sul piano psicologico che su quello della dieta senza successo, e soltanto il ritorno al canto sacro permise di riportare l’armonia in quel monastero (Daniel Levy, Eufonia, il suono della vita, ed. Cassiopeia, Venezia, 86, pag. 76).


Questo mette in evidenza come una pratica musicale finalizzata alla trascendenza possa essere "incidentalmente" anche terapeutica, in quanto, per poter raggiungere i livelli dello spirito, è necessario armonizzare anche i piani fisici, emozionali e psicologici; vari modelli musicali antichi, quali il Gregoriano, i Raga indiani, i modi greci e cinesi, erano stati costruiti consapevolmente proprio per assolvere ad entrambi questi compiti. Jonathan Goldman afferma che:


"In diverse culture la musica e la scienza non sono state separate come in Occidente. Le antiche scuole misteriche della Grecia, dell’India, del Tibet e dell’Egitto avevano una vasta conoscenza della relazione tra musica e guarigione, basata sul principio di vibrazione come la forza creatrice fondamentale dell’Universo"(Alain Danielou, Les traditions musicales, Inde du Nord, ed. Buchet/Chastel, Paris, 66, pag.299)


Come già abbiamo accennato, l’uso della musica a fini curativi nell’antichità e nel medioevo fu un fatto assolutamente normale ed acquisito, e continuò ad esserlo, in parte, fino al 19° secolo, allorchè, come scrive Assagioli, " data la tendenza materialistica prevalente nella medicina, questo metodo di psicoterapia è stato relativamente trascurato". Il che vale per l’occidente, ma non per svariate altre culture, primitive o avanzate, che non seguirono lo sviluppo occidentale e mantennero la propria impostazione e le proprie tradizionali forme artistiche e terapeutiche. Assagioli aggiunge con ironia che "negli ultimi due secoli parrebbe che in occidente i militari abbiano tenuto le proprietà della musica in maggior considerazione rispetto ai medici: essi, infatti, per tonificare l’animo dei soldati presero l’abitudine di far eseguire brani stimolanti e marziali alle bande dell’esercito”.


A partire dagli anni 50 e 60 si è avviata una graduale riscoperta della musica come compendio alla terapia, in particolare nei seguenti ambiti:


- come mezzo per limitare il dolore fisico, impiegato da dentisti o anche da chirurghi per certe operazioni;


come strumento per la desensibilizzazione  o  l’elaborazione della sofferenza psichica


- ascolto o produzione di musiche da parte di malati in ospedali psichiatrici;


- come strumento di terapia occupazionale, facendo cioè produrre suoni e musica ai malati;


- come compendio di sedute di psicoterapia;


con bambini  in ambito scolare per favorire la coordinazione e l’equilibrio psichofisico e funzionale:


con bambini od adolescenti con difficoltà fisiche (sordo-ciechi, per esempio) o psichiche (autistici);


- quale strumento per le donne in gravidanza, sia sotto la forma di ascolto di musiche scelte per favorire il rilassamento, sia come canto collegato alla respirazione nella fase della preparazione al parto, sotto l’impulso del dott. Fréderick Leboyer, che scoprì le proprietà e le possibilità di impiego in questo senso del canto indiano. 


Ma questa tendenza e questo nuovo riconoscimento delle virtù curative della musica doveva fare i conti con l’esigenza così ben descritta ancora una volta da Roberto Assagioli:

"Una terapia musicale scientifica, - e particolarmente le sue applicazioni individuali, ossia quelle miranti a curare specifici disturbi in casi particolari - dovrebbe essere fondata su di una esatta conoscenza degli elementi di cui la musica si compone e dell’effetto che ciascuno di essi produce, tanto sulle funzioni fisiologiche quanto sulle condizioni psicologiche."(Roberto Assagioli, Principi e metodi della Psicosintesi Terapeutica, ed. Astrolabio, Roma 1973, pag.197).


Nell’ambito della musica occidentale difficilmente si riconoscono correlazioni precise tra gli elementi musicali e la fisiologia o la psicologia umana. Per esempio, c’è una tendenza a negare che un tono minore vincoli una composizione ad emozioni di melanconia, tristezza, o introspezione, o che invece un tono maggiore (ad esempio sol maggiore) la leghi a stati d’animo più solari, ed in effetti la storia della musica classica occidentale sembra avallare questo punto di vista. Ma è anche una questione di contesti.





Gli antichi sistemi modali più organizzati, in particolare quello indiano, quello cinese e quello greco, molto hanno studiato gli effetti delle scale musicali e dei ritmi sull’animo umano, tentando, inoltre di individuare le connessioni tra i suoni, le note, le scale musicali e le emozioni, i centri dell’energia psico-fisica, gli elementi, i colori, ed anche le proiezioni simboliche esterne della natura, come ad esempio le ore del giorno, le stagioni, gli animali, ecc. Il contesto culturale e musicale di quelle civiltà ha permesso di mettere maggiormente in luce l’energia essenziale dei suoni e di alcune componenti della musica, e le loro relazioni con vari aspetti dell’essere umano. In particolare la ridotta o nulla incidenza dello sviluppo stratificato di armonia e contrappunto, che contraddistingue invece la musica occidentale dal 17° secolo, favorisce l’emergere del carattere e dell’energia simbolica delle note. Il contesto, basato principalmente su melodia e ritmo, permette di non disperdere la carica energetica delle note, degli intervalli, e delle scale da esse composte, e di attivare nel musicista ed in chi ascolta quella che Alain Daniélou definisce “Coscienza modale”.



                                                         Voce/Suono/energia trascendente


Quando si lavora con il suono per un certo tempo si inizia ad intuire la ragione dei molteplici riferimenti, in particolare di matrice indo-vedica, che indicano nel suono la manifestazione privilegiata dell’energia primordiale il “Nadabrahma”.   Si inizia a comprendere che attraverso la vibrazione viene contattata un’energia, uno stato di coscienza che trascende il piano umano,  diciamo così, “normale”.  Tale stato di coscienza è disponobile al contatto con “l’umano”; è disponibile, per così dire, a “scendere”  dall’elevatezza dei suoi cieli,  ma necessita di un “contenitore” elevato  che lo accolga. Questo “contenitore” può essere rappresentato dalla mente, se questa è non turbata da emozioni conflittuali quali paura, rabbia, ansia o rivalità.  Queste  emozioni tendono a rendere torbida la mente, a toglierle la trasparenza originaria. e ad ostruire i canali dell’energia interiore. La voce, intesa come pratica del canto, inizialmente purifica dalle tossine costituite dalle emozioni suddette o dai pensieri ossessivi, ecc.  In seguito, quando il canale è più aperto e e la mente è pacificata, la voce riflette questo stato di cose, si fa più ricca di armonici, la sua vibrazione diventa più ampia ed assume forme che vengono percepite come estremamente armoniose.  C’è infatti un tipo particolare di vibrazione che contraddistingue il suono vocale in questa fase,  che esprime beatitudine e rivela  lo stato di coscienza in cui la mente “pura e primitiva” diviene “messaggera degli dei”  secondo l’immagine dei linguaggio antico. Cosa può rappresentare il messaggio degli dei se non l’intuizione che come fulmine può attraversare gli strati resi luminosi e trasparenti della mente? L’armoniosità della voce in quei momenti non è prodotto di artifici tecnici ma  è bensì determinata dallo stato luminoso di coscienza della persona.  Anche cantanti professionisti affermati devono talvolta fare i conti con l’opacità della voce, con chiusure originate dalla mente  e non da errori tecnici. 

Il suono, la voce: non sono l’unica via di trascendenza, ma racchiudono in sè qualcosa di primordiale.  Essi rappresentano una via estremamente diretta e pura per giungere a contatto con l’energia trascendente.  Le dinamiche umane legate al potere sono di grande ostacolo:  la voce non riesce a librarsi in volo se la mente non si distacca da esse.   

L’elevazione attraverso il suono ritengo rappresenti una delle vie più nobili e creative a disposizione dell’uomo al fine di spiegare “le grandi ali” dello spirito oltre le meschinità e le piccolezze dell’umano esistere, e spingerlo verso quell’ampia dimensione che in potenza gli appartiene.  




ESTRATTI DAL LIBRO “BIOFONIA - LO YOGA DELLA MUSICA -

 LA VIA DI GUARIGIONE DEL SUONO

AUTORE PAOLO AVANZO

EDIZIONI ALBA MAGICA,  MI 2002

La voce, le emozioni e la psiche.

La voce è il compagno di viaggio di ogni essere umano fin da quando egli sviluppa la capacità di esprimersi e comunicare attraverso i suoni. Già abbiamo visto come il precoce sviluppo dell'udito nel feto sia riconosciuto a livello scientifico e questo è in sintonia con la visione vedica della genesi umana, secondo la quale la capacità di udire è il primo senso ad attivarsi, ancora nel grembo. La percezione della voce materna è l'input da cui prende le mosse la facoltà di produrre suoni, che, contemporaneamente a quella di respirare è il primo segno dell'avvenuta nascita a questo mondo di un nuovo essere.

La voce, così come il respiro, subisce l'influenza della mente, reagendo alle emozioni, ai pensieri ed alle sensazioni che pervadono lo "schermo" mentale. Il tono ed il timbro vocale sono i principali elementi a rivelare quest'influenza alterandosi rispetto ai propri valori normali: ad esempio l'ansia dà alla voce un effetto di "vibrato" più o meno accentuato a seconda dell'intensità di questa emozione, ed il tono tende lievemente ad alzarsi, il che si accentua ulteriormente in presenza di rabbia, che comporta un'alterazione di circa mezzo tono sopra i valori normali ed un'accentuazione ulteriore del "vibrato". In situazioni di introversione, come nel caso della depressione, il suono della voce si fà più flebile e diminuisce di frequenza. In caso di choc si può restare temporaneamente àfoni. Da notare che i "valori normali" o per meglio dire "naturali" sono quelli che si rilevano allorchè la mente è tranquilla, o perlomeno non agitata da emozioni intense. 

 Oltre ad essere influenzata dalla mente, la voce ha anche la capacità di compiere il cammino inverso e cioè di esercitare la sua influenza su di essa, e lo stesso può dirsi per il respiro. Secondo Daniel Levy, che a sua volta  parte nel suo approccio "...dalla voce come regolatrice dei movimenti mentali", "La voce umana, con le possibilità del suono articolato e l'emissione vocale intonata nel canto è lo strumento più importante che possediamo in quanto esseri umani." 

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